La Percezione Visiva Alchemica del Rinascimento

 Durante il Rinascimento fu estratta dalla alchimia la conoscenza per un percorso evolutivo che servì a formare tanti nuovi artisti. Un percorso dove scienza e spiritualità erano parti complementari di una unica conoscenza. Per tutto il Rinascimento gli artisti nascosero nelle loro opere, insieme a “obbligatori” simboli ecclesiastici, insegnamenti alchemici come fecero Boccaccio e Petrarca che diedero vita in questo modo al nostro Umanesimo. Intanto la Santa Inquisizione, che non si accorse subito di questa nuova corrente rinascimentale, considerava tutto ciò che usciva dai dogmi del papato eresia e magia. Purtroppo conosciamo l’esito di questa ennesima battaglia della conoscenza contro i dogmi del papato. L’esoterismo ancora oggi è l’unico modo per trovare conoscenze su come migliorare se stessi e capire di più di quella scienza ufficiale che non prenderà mai in esame conoscenze esoteriche, ma solo perché confonde ancora la religione con la spiritualità. Non siamo ancora forse influenzati dai dogmi del papato?

La Fenice

Le Antiche Conoscenze, come ad esempio l’alchimia, non possedevano due argomenti separati come scienza e spiritualità in quanto tutto ciò che esiste, presumendo sia figlio di un progetto divino, dovrebbe essere studiato e osservato da entrambi gli aspetti, quindi attraverso un modello di lettura che preveda entrambi gli argomenti. Einstein sosteneva che tutto ciò che esiste è energia eppure sapeva che scienza e spiritualità sono in realtà due materie complementari, ma allora cosa si intende per spiritualità? La spiritualità potrebbe in effetti occuparsi di quelle parti divine che sono parte integrante di quelle energie che hanno caratteristiche non percepibili con il corpo umano, energie qualitativamente migliori delle termodinamiche che hanno ad esempio la facoltà di generare la vita in natura. Se consideriamo questo universo figlio di un progetto divino, saremmo sciocchi a credere che la vita possa essere generata solo dallo scambio chimico di elementi, e poi che dire della geometria aurea che disegna tutto ciò che esiste? Non può essere anche questa figlia di un ordine cosmico divino?

Con questa visione non escludiamo l’esistenza di Dio, come diceva anche Einstein, non si esclude la sua esistenza, ma la si antepone ancor prima della nascita del significato di esistere.

Pensandoci bene, iniziando cioè ad utilizzare questo modello di lettura per tutto ciò che esiste, la nostra visione del mondo, della vita e della visione che possiamo avere di Dio si amplia notevolmente. Sarebbe infatti sciocco supporre che esistano solo la materia e le energie a noi note, quelle che studia la nostra termodinamica. Su queste semplici significati si basano i dogmi con i quali siamo nati e cresciuti e che saremmo disposti a ritenere come esclusivi, ma questi dogmi sono limitativi a causa dell’uso sbagliato dei significati delle parole.

Allo stesso modo, osservando l’uso delle parole che facciamo quando parliamo di essere umano, usiamo parole come cosciente, esperienza, senza calcolare che non stiamo parlando di eventi metafisici, ma di eventi concreti e esistenti, che creano un cambiamento in noi, devono pertanto essere frutto di una forma di energia. Certo non la vediamo e non la percepiamo, ma Jung fece molto più di un trattato sulla nostra psiche e delle energie che la compongono. Secondo Jung infatti il vivere una esperienza fa produrre al nostro cervello un tipo di energia al quale abbiamo assegnato da sempre un nome che ci terrorizza, l’abbiamo chiamata “coscienza”. Questa energia particolare è ciò che ci consente di creare sinapsi tra i nostri neuroni ed ha come simbolo la Fenice, in quanto, come forma di energia superiore alle termodinamiche ha caratteristiche ben precise, simili al mito della Fenice. Durante il Rinascimento conoscevano molto bene la materia alchimia al punto di creare un percorso evolutivo basato proprio sulla evoluzione di questa energia nella nostra psiche perché è questa che genera l’identificazione del nostro sé, che ci consente di crescere perché prodotta dalle nostre esperienze e ci consente di capire molte cose.
La mano di Dio nel dipinto di Michelangelo nella Cappella Sistina “La creazione di Adamo”, ha come soggetto proprio questa energia sulla quale si lavorava durante il percorso evolutivo. Michelangelo infatti, nato come artista grazie a questo percorso evolitivo alchemico, come tanti altri in quel periodo, volle lasciare un messaggio ben preciso nel suo dipinto, descrivendo un Adamo in grado di produrre questa “scintilla divina” che ci rende degli esseri umani non solo animali, ma anche spirituali.

Anche l’essere umano deve essere studiato dal punto di vista sia spirituale che scientifico, poiché anche noi siamo figli dello stesso progetto divino. Noi non siamo solo il nostro corpo, siamo soprattutto quella parte divina costituita da una parte cognitiva nata dalla identificazione del proprio sé eseguita dalla coscienza perché tra le sue caratteristiche divine possiede la facoltà di osservare non solo l’ambiente, ma anche se stessa.

LA GEOMETRIA ARCHETIPICA

Perché la nostra geometria archetipica è solamente piana o bidimensionale? La spiegazione ce la fornisce la struttura olografica e frattalica del nostro universo. Perché nel nostro universo olografico la trasformazione delle onde in particelle avviene grazie ad un’altra fonte energetica. Nel mio libro dedico un intero capitolo alla formazione della nostra realtà attraverso la geometria che nasce dalla Vesica Piscis e che si declina nella spirale aurea